{Sono in ritardo immenso per questo aggiornamento, lo so. Il fatto è che ho avuto un po’ da fare queste settimane, ma il post l’avevo già incominciato subito dopo la fine della partita e non ci sarebbe voluto molto a finirlo – avevo già scritto il più – se non si fosse presentata la mia proverbiale pigrizia unita al mio cazzeggio non molto proficuo su Facebook. Insomma, le solite perdite di tempo in cui sono campionessa internazionale. Ah, probabilmente ci sono errori grammaticali, ma scrivere al portatile è una tortura cinese, oltre che impossibile per quanto riguarda beccare due tasti giusti di seguito. Enjoy!}
!WARNING!: Questo post può contenere (non necessariamente in quest’ordine): parole toscane; inutili riferimenti dotti a qualche opera letteraria; paragoni di persone con altre persone; dissacrazione totale del calcio ed esaltazione del rugby; turpiloquio rintronante; sangue; gaie mani gesticolanti; schemi con freccette; qualche bonazzo spagnolo e molti altri argomenti. Ah, dimenticavo, contiene anche i commenti della Contessa me medesima sulla partita Olanda-Spagna.
Il pratico schema a freccette colorate è la mia mirabile opera d’arte che riassume i Mondiale di quest’anno (se non si vede, è colpa di Altervista, non mia *sorrisetto spastico*), mentre di seguito abbiamo alcune mie considerazioni riguardo la finale.
- DALL’INFANZIA ALL’ETÁ ADULTA: Ammetto di non essere una grande esperta di calcio, anzi, diciamo pure che non me ne frega niente. Lo ritengo uno sport odioso e soporifero, ma è l’unico sport in cui, durante i Mondiali, posso sfruttare gli schemi con freccette. Io adoro gli schemi con freccette! Da piccola facevo delle gare di nonmiricordocosa coi miei giocattoli solo per fare schemi con freccette che portassero al vincitore. Per il resto sono molto più appassionata di rugby e basket, se vogliamo parlare di sport a squadre. I miei precedenti del calcio si possono riassumere in due episodi storici:
1) Mondiali 2002, una partita a caso dell’Italia. Guardai tutta la partita senza staccarmi un attimo insieme a mio babbo. Trovavo deliziosamente divertente prendere per il culo i calciatori italiani, in special modo Vieri che tentò millemila volte di fare un gol di testa. Io mi spanciavo dalle risate. L’Italia fu in seguito buttata fuori ai quarti di finale. (Potrei sbagliarmi che fossero i Mondiali, ho dedotto ciò da alcuni fatti: c’erano Vieri e Trapattoni, e Wiki conferma la loro presenza a quel Mondiale; c’era la nazionale e credo che i Mondiali siano l’unico evento sportivo che la riguardano; era sicuramente estate perché faceva caldo e guardavamo la partita di sera a luce spenta - mio padre spegne sempre le luci, quando guarda la televisione in estate -);
2) Mondiali 2006, finale. Non la guardai tutta, ma sicuramente dal secondo tempo in giù. Forse beccai anche la testata di Zidane, non ricordo di preciso. La seguivo scassata solo perché anche una mia amica la stava guardando e non sarebbe entrata su MSN finchè non finiva. Io ero intenta a imbrattare in malo modo fette biscottate con la Nutella (in verità spalmai più Nutella sulla tovaglia e sulle mie mani, ma questi sono dettagli); a inzupparle in modo ancor peggiore in un bicchierone di latte freddo (latte copioso schizzava ovunque ogni volta che la mano cadeva giù, metodica e fredda come una ghigliottina…) e concludevo il troiaio con un bel morso da cane rabbioso. Ritengo sia una dubbio lecito se vi state domandando se io sappia mangiare, dal momento che me lo sto chiedendo anch’io. Quando le due squadre arrivarono ai rigori io ero esattamente nel mezzo di tutto il casino sopradescritto. Ero presa col mio bel daffare per nutrirmi ed era impossibile seguire contemporaneamente la tivù. Capivo se l’Italia aveva segnato dalle urla provenienti dal circolo sotto casa mia, le quali svegliarono anche mio padre che venne a vedere l’andazzo della situazione mezzo assonnato, stile orso curioso che si risveglia dal letargo. Il famoso “gol di Grosso” lo vidi anch’io e pure la consegna della Coppa. Poi spensi, rimisi tutto apposto e andai al piccì, rammaricandomi un po’ che l’Italia avesse vinto, ma in fondo avevano fatto una figura decente per una volta. Se state pensando che io sia un po’ come la Sapia di Dante, è un altro dubbio lecito e su cui mi interrogo anch’io.
Quest’anno ho guardato tutto il secondo tempo di Italia – Nuova Zelanda, sghignazzando di tanto in tanto per la figura di merda a cui gli Azzurri stavano andando incontro, e le semi-finali di striscio, visto che ero intenta a fare altro e seguivo solo il punteggio. La finale l’ho messa su a cinque minuti alla fine del primo tempo, però poi l’ho seguita tutta. Davvero. Tutto questo panegirico l’ho fatto per giustificare la mia prima sentenza: secondo me, sia la Spagna che l’Olanda, hanno giocato male. Sono stata fermamente convinta per tutta la partita che lo facessero apposta per arrivare ai rigori e creare più suspence. Questa mia ipotesi è poi caduta quando la Spagna ha segnato (al 117’, praticamente a fine partita…), ma non mi spiego come facessero ad essere così imbranati, soprattutto in area di gol dove avrebbero dovuto impegnarsi di più, e a sbagliare così tante reti. Insomma, erano o non erano le due finaliste? Mi veniva da pensare che i gol che erano riuscite a fare nelle altre partite erano stati puro culo e nient’altro. E il gol spagnolo è stato una puttanata fatto ad area libera, senza scontri coi difensori: se avessero sbagliato anche un tiro facile come quello, avrei avuto dei dubbi sul loro definirsi “calciatori”. La ritengo una vittoria fortunata, più che gloriosa, ma vabbè, sono comunque contenta perché tenevo Spagna, mi aspettavo solo di più. O forse è proprio il calcio che è fatto così e tutte le partite procedono a rilento e io sono ormai assuefatta dall’azione incalzante delle partite di rugby per trovare coinvolgente quei passaggi interminabili che si concludono solamente o quando la palla capita in “piede” nemico, o quando va fuori; raramente con un gol. Se c’è un barlume di azione, con una marcatura o che altro, finirà sicuramente in un fallo o, peggio, in un rigore. “Dagoberto mi ha tirato un calcio agli stinchi / tirato la maglietta / fatto lo sgambetto / detto che assomiglio ad un dugongo” sono le motivazioni che gli arbitri devono sentire più spesso, prima di mostrare il fatidico cartellino giallo. Tutto ciò si ripeteva ad intervalli regolari di due minuti circa anche nella finale, conducendomi alla noia infinita. Ma ho resistito, cavolo, ho resistito! Ho visto la partita, ho visto il gol, ho visto la prima vittoria mondiale della Spagna. Evento storico! Così, casomai non rivincesse più, potrò dire che io, quell’unica volta nel luglio 2010, c’ero. Un po’ scoglionata, ma c’ero. *Inizia a gongolare soddisfatta della propria eroica resistenza.*
- BEST MOMENTS (in parole povere: il 99% della partita in un riassunto light e le parti in cui sghignazzavo di più): le cadute da attori consumati anche quando venivano sfiorati e basta, perché loro sono fiorellini delicati, che vogliamo farci…; le proteste all’arbitro da parte di colui che veniva accusato di aver fatto la bua a qualcuno, spalleggiato da tutta la squadra; il felice connubio generato dalle mille espressioni idiotiche dei coach con quelle deluse dei giocatori dopo un gol mancato (t’hai a giocare meglio, Alfonso!) e con quelle da incazzi generali per motivi loro; il replay a rallentatore delle cadute in cui, a volte, si vedeva - o almeno a me pareva di vedere - benissimo che non erano minimamente toccati, ma si buttavano in terra lo stesso (figura di merda!). Ciliegina sulla torta: verso la fine, credo prima del gol, Torres si butta a terra rotolandosi dolorante nell’erba e tenendosi contemporaneamente un ginocchio e nessuno se lo fila. Ammetto che la visione mi faceva ridacchiare. Comunque, quando tutta la mandria è tornata nell’area in cui stava lui, era già di nuovo in piedi: subdola tecnica per non fare due inutili corse per il campo? Chissà…
- IL TRIO DELL’AVE MARIA: L’arbitro britannico pareva Hitman e io non capisco dove trovassero il coraggio i giocatori di andare a protestare con uno con lo sguardo da assassino. Secondo me era filospagnolo, ma la pagina dello sport su La Nazione lo indica come “imparziale”. Sarà…; il coach olandese, che avevo adocchiato anche nella semi-finale, era semplicemente fashion anche a questo giro con la sua sciarpetta nera, la pelle leggermente abbronzata, i capelli sparati a 360° da vero giovine dentro e, soprattutto, quella benedetta manina gesticolante che io adoravo. Voglio dire, aveva un modo così gaio di muoverla, mi ricordava un mio compagno di classe che parla anche lui accompagnandosi gaiamente con la mano. Mi ricopiai pure tutte le sue pose sul diario, ma questa è un’altra storia.; il coach spagnolo mi dava l’impressione di non sapere perché si trovasse di lì, ma quando hanno vinto era molto contento di essere nel posto giusto al momento giusto. Mentre la sua nemesi impartiva ordini gesticolanti ai suoi uomini, il mite allenatore iberico preferiva la tattica di fissare la partita senza sbattere le palpebre e senza spiccicare parola. Forse non aveva veramente niente da dire o forse non sapeva cosa dire. Sospetto di sostituzione aliena con un clone durante la notte pre-partita.
- QUELLI CHE SI AMAVANO TROPPO: Iniesta era sempre a terra a reclamare qualche fantomatico fallo e nei paraggi c’era sempre Robben, reo di farlo boccare continuamente. Direi che avevano un’attrazione magnetica alquanto forte. Quando la Spagna ha segnato, il mio primo pensiero è stato: «Il polpo Paul c’aveva preso veramente, toh!» e ho sorriso incosciamente; poi mi sono accorta di chi fosse il gol e m’è cascata la faccia e un chiaro: «Non è possibile!» è esploso nella mia testa: luiii, Iniesta, col suo viso da bambola di porcellana e l’indole di una damigella in pericolo, alla fine s’era dato una svegliata e aveva tirato fuori la grinta, passando all’attacco per fare il gol-puttanata descritto al punto primo. Nonostante questo atto eroico, non ha resistito per molto al richiamo della sua vera natura e verso il 120’ è tornato bocconi a piagnucolare per la milionesima caduta. L’arbitro Hitman, visibilmente scassato, ha pensato bene di concludere la partita e di telare via con nonchalance nella notte, pronto anche lui a soccombere alla sua vera natura di assassino. Ovviamente, prima di andare a fare il suo vero mestiere, s’è preso anche una medaglia per la sua stoica pazienza coi bambinoni e per la sua benigna “imparzialità” (eeeh…).
- QUELLI BONI: L’Olanda era una squadra di pelatoni, mentre la Spagna di capelloni: ricordo che, durante uno dei famosi replay a rallentatore, ho visto i capelli di Puyol fare la ruota mentre cadeva. Pauroso! Nonostante ciò qualcuno si salvava: dell’Olanda un certo Van Persie, visto una sola volta di sfuggita quando ho acceso la tivvì e poi scomparso per tutto il resto della partita. Non per niente La Nazione l’ha etichettato come “inesistente” e praticamente inutile per la squadra. Povero, mi dispiace per lui.; dalla parte spagnola sono rimasta abbacinata da Navas e i suoi stupendi occhi azzurri. Parlando seriamente, non pensavo che esistesse un colore così chiaro. Appena l’ho visto, ho pensato: «Questi sono sicuramente the frank blue eyes di Dorian Gray!» (Paragonare le persone famose o comuni con altre tratte da libri, film o altro è uno dei passatempi preferiti dei miei due neuroni, sapevatelo!) Comunque mi è dispiaciuto che il gol non l’abbia fatto lui xD Mannaggia!
Tirando un bilancio finale, direi che la Spagna era messa meglio: aveva David Villa che è carino, anche se ha una faccia strana, diabolica. Mi ricordava il satanico Seth in Donnie Darko (vedete cosa intendo con “Fare paragoni fra persone”? È più forte di me!) e anche Casillas non era da buttar via. Alla fine, quando si è messo a piangere, aveva un che di tenerosHo che mi ha fatto sorridere :°) Piccolo!
- SOPRANNOMI: Spagna: Le Furie Rosse; Olanda: I Tulipani; Giappone: I Samurai; Italia: Gli Azzurri… I miei due neuroni sopraccitati hanno pensato che la Germania si dovesse chiamare I Vichinghi e la Francia I Formaggini. Non contenti hanno tirato fuori la seguente scenetta: i Samurai mangiavano Formaggini con tovaglioli Azzurri decorati con Tulipani, quando i Vichinghi glieli fregarono come Furie Rosse.
Poi ho scoperto sulla sapiente Wiki che la Francia è denominata Les Blues e la Germania Der Nationalelf. Ne deduciamo che nessuno ha la mia sconfinata fantasia nel dare soprannomi, tzk.
- DOMANDE ESISTENZIALI: In verità me le porto dietro da quando vidi a giugno le due puntate di Shosholoza su SKYUno con Marco Cattaneo (o Marco Neothecat, suo alter ego fumettoso apparso su Topolino): quanta acqua avranno sprecato per mantenere l’erba in quel bel colorito verde smeraldo? E quanti soldi buttati via per costruire gli stadi? Nel programma i Sudafricani intervistati si ritenevano contenti di ospitare i Mondiali, che fosse una grande opportunità di lavoro per tutti e di guadagno per la nazione. Io non ne ero, e non lo sono ancora, tanto convinta: dopo la costruzione degli stadi, tutti gli operai assunti sono stati giustamente congedati, che altro potrebbero fare, in fondo? Inoltre ho pensato che intendessero rifarsi delle spese sostenute con i soldi portati dai turisti in trasferta. Peccato che un sudafricano, mentre faceva vedere la prigione fatta costruire in uno stadio - non ricordo quale - a Marco Cattaneo, non fosse tanto ottimista: secondo lui, fra i tanti turisti che si calcolava sarebbero venuti per i Mondiali, la maggioranza sarebbero stati ladri, truffatori, persone coinvolte nel turismo sessuale o nella prostituzione, altre alla ricerca di droga. Da parte mia mi chiesi perplessa: «Ma quanti saranno quelli che verranno per vedere i Mondiali, quindi?».
Alla fine dei Mondiali mi sono anche domandata perché cavolo Casillas si deve ritirare, se si sposa?! ._.” Fanno tanta fatica i calciatori – e gli sportivi in generale – per diventare bravi, visto che in fondo si tratta del loro lavoro, ma quando raggiungono la piena maturità ed inizia il loro periodo d’oro, si ritirano per motivi cazzuti. Sono fatti suoi, ma spero comunque che cambi idea. Bah…
- BREVE DÉFAILLANCE PER ENNUI (o “Il rituale scaramantico”): La partita l’ho vista tutta dal secondo tempo in poi, come detto prima, però un leggero momento di palletico c’è stato, ebbene sì. Al 110’ circa ho iniziato a non poterne più: ho cominciato mordicchiandomi le unghie in falsetto (cioè, facendo finta di morderle); poi mi sono grattata la gamba ed ho tolto per sbaglio la crosticina di una vecchia puntura di zanzara: sangue copioso pressato con l’indice, emorragia evitata; sono andata in bagno per togliere il sangue dalle mani e ne ho approfittato per guardarmi male allo specchio; poi mi sono attaccata alla bottiglia dell’acqua, per scoprire schifata che era calda; quindi mi sono riappollaiata sulla tavola e gol fu.
!WARNING!: Questo post può contenere (non necessariamente in quest’ordine): parole toscane; inutili riferimenti dotti a qualche opera letteraria; paragoni di persone con altre persone; dissacrazione totale del calcio ed esaltazione del rugby; turpiloquio rintronante; sangue; gaie mani gesticolanti; schemi con freccette; qualche bonazzo spagnolo e molti altri argomenti. Ah, dimenticavo, contiene anche i commenti della Contessa me medesima sulla partita Olanda-Spagna.
Il pratico schema a freccette colorate è la mia mirabile opera d’arte che riassume i Mondiale di quest’anno (se non si vede, è colpa di Altervista, non mia *sorrisetto spastico*), mentre di seguito abbiamo alcune mie considerazioni riguardo la finale.
- DALL’INFANZIA ALL’ETÁ ADULTA: Ammetto di non essere una grande esperta di calcio, anzi, diciamo pure che non me ne frega niente. Lo ritengo uno sport odioso e soporifero, ma è l’unico sport in cui, durante i Mondiali, posso sfruttare gli schemi con freccette. Io adoro gli schemi con freccette! Da piccola facevo delle gare di nonmiricordocosa coi miei giocattoli solo per fare schemi con freccette che portassero al vincitore. Per il resto sono molto più appassionata di rugby e basket, se vogliamo parlare di sport a squadre. I miei precedenti del calcio si possono riassumere in due episodi storici:
1) Mondiali 2002, una partita a caso dell’Italia. Guardai tutta la partita senza staccarmi un attimo insieme a mio babbo. Trovavo deliziosamente divertente prendere per il culo i calciatori italiani, in special modo Vieri che tentò millemila volte di fare un gol di testa. Io mi spanciavo dalle risate. L’Italia fu in seguito buttata fuori ai quarti di finale. (Potrei sbagliarmi che fossero i Mondiali, ho dedotto ciò da alcuni fatti: c’erano Vieri e Trapattoni, e Wiki conferma la loro presenza a quel Mondiale; c’era la nazionale e credo che i Mondiali siano l’unico evento sportivo che la riguardano; era sicuramente estate perché faceva caldo e guardavamo la partita di sera a luce spenta - mio padre spegne sempre le luci, quando guarda la televisione in estate -);
2) Mondiali 2006, finale. Non la guardai tutta, ma sicuramente dal secondo tempo in giù. Forse beccai anche la testata di Zidane, non ricordo di preciso. La seguivo scassata solo perché anche una mia amica la stava guardando e non sarebbe entrata su MSN finchè non finiva. Io ero intenta a imbrattare in malo modo fette biscottate con la Nutella (in verità spalmai più Nutella sulla tovaglia e sulle mie mani, ma questi sono dettagli); a inzupparle in modo ancor peggiore in un bicchierone di latte freddo (latte copioso schizzava ovunque ogni volta che la mano cadeva giù, metodica e fredda come una ghigliottina…) e concludevo il troiaio con un bel morso da cane rabbioso. Ritengo sia una dubbio lecito se vi state domandando se io sappia mangiare, dal momento che me lo sto chiedendo anch’io. Quando le due squadre arrivarono ai rigori io ero esattamente nel mezzo di tutto il casino sopradescritto. Ero presa col mio bel daffare per nutrirmi ed era impossibile seguire contemporaneamente la tivù. Capivo se l’Italia aveva segnato dalle urla provenienti dal circolo sotto casa mia, le quali svegliarono anche mio padre che venne a vedere l’andazzo della situazione mezzo assonnato, stile orso curioso che si risveglia dal letargo. Il famoso “gol di Grosso” lo vidi anch’io e pure la consegna della Coppa. Poi spensi, rimisi tutto apposto e andai al piccì, rammaricandomi un po’ che l’Italia avesse vinto, ma in fondo avevano fatto una figura decente per una volta. Se state pensando che io sia un po’ come la Sapia di Dante, è un altro dubbio lecito e su cui mi interrogo anch’io.
Quest’anno ho guardato tutto il secondo tempo di Italia – Nuova Zelanda, sghignazzando di tanto in tanto per la figura di merda a cui gli Azzurri stavano andando incontro, e le semi-finali di striscio, visto che ero intenta a fare altro e seguivo solo il punteggio. La finale l’ho messa su a cinque minuti alla fine del primo tempo, però poi l’ho seguita tutta. Davvero. Tutto questo panegirico l’ho fatto per giustificare la mia prima sentenza: secondo me, sia la Spagna che l’Olanda, hanno giocato male. Sono stata fermamente convinta per tutta la partita che lo facessero apposta per arrivare ai rigori e creare più suspence. Questa mia ipotesi è poi caduta quando la Spagna ha segnato (al 117’, praticamente a fine partita…), ma non mi spiego come facessero ad essere così imbranati, soprattutto in area di gol dove avrebbero dovuto impegnarsi di più, e a sbagliare così tante reti. Insomma, erano o non erano le due finaliste? Mi veniva da pensare che i gol che erano riuscite a fare nelle altre partite erano stati puro culo e nient’altro. E il gol spagnolo è stato una puttanata fatto ad area libera, senza scontri coi difensori: se avessero sbagliato anche un tiro facile come quello, avrei avuto dei dubbi sul loro definirsi “calciatori”. La ritengo una vittoria fortunata, più che gloriosa, ma vabbè, sono comunque contenta perché tenevo Spagna, mi aspettavo solo di più. O forse è proprio il calcio che è fatto così e tutte le partite procedono a rilento e io sono ormai assuefatta dall’azione incalzante delle partite di rugby per trovare coinvolgente quei passaggi interminabili che si concludono solamente o quando la palla capita in “piede” nemico, o quando va fuori; raramente con un gol. Se c’è un barlume di azione, con una marcatura o che altro, finirà sicuramente in un fallo o, peggio, in un rigore. “Dagoberto mi ha tirato un calcio agli stinchi / tirato la maglietta / fatto lo sgambetto / detto che assomiglio ad un dugongo” sono le motivazioni che gli arbitri devono sentire più spesso, prima di mostrare il fatidico cartellino giallo. Tutto ciò si ripeteva ad intervalli regolari di due minuti circa anche nella finale, conducendomi alla noia infinita. Ma ho resistito, cavolo, ho resistito! Ho visto la partita, ho visto il gol, ho visto la prima vittoria mondiale della Spagna. Evento storico! Così, casomai non rivincesse più, potrò dire che io, quell’unica volta nel luglio 2010, c’ero. Un po’ scoglionata, ma c’ero. *Inizia a gongolare soddisfatta della propria eroica resistenza.*
- BEST MOMENTS (in parole povere: il 99% della partita in un riassunto light e le parti in cui sghignazzavo di più): le cadute da attori consumati anche quando venivano sfiorati e basta, perché loro sono fiorellini delicati, che vogliamo farci…; le proteste all’arbitro da parte di colui che veniva accusato di aver fatto la bua a qualcuno, spalleggiato da tutta la squadra; il felice connubio generato dalle mille espressioni idiotiche dei coach con quelle deluse dei giocatori dopo un gol mancato (t’hai a giocare meglio, Alfonso!) e con quelle da incazzi generali per motivi loro; il replay a rallentatore delle cadute in cui, a volte, si vedeva - o almeno a me pareva di vedere - benissimo che non erano minimamente toccati, ma si buttavano in terra lo stesso (figura di merda!). Ciliegina sulla torta: verso la fine, credo prima del gol, Torres si butta a terra rotolandosi dolorante nell’erba e tenendosi contemporaneamente un ginocchio e nessuno se lo fila. Ammetto che la visione mi faceva ridacchiare. Comunque, quando tutta la mandria è tornata nell’area in cui stava lui, era già di nuovo in piedi: subdola tecnica per non fare due inutili corse per il campo? Chissà…
- IL TRIO DELL’AVE MARIA: L’arbitro britannico pareva Hitman e io non capisco dove trovassero il coraggio i giocatori di andare a protestare con uno con lo sguardo da assassino. Secondo me era filospagnolo, ma la pagina dello sport su La Nazione lo indica come “imparziale”. Sarà…; il coach olandese, che avevo adocchiato anche nella semi-finale, era semplicemente fashion anche a questo giro con la sua sciarpetta nera, la pelle leggermente abbronzata, i capelli sparati a 360° da vero giovine dentro e, soprattutto, quella benedetta manina gesticolante che io adoravo. Voglio dire, aveva un modo così gaio di muoverla, mi ricordava un mio compagno di classe che parla anche lui accompagnandosi gaiamente con la mano. Mi ricopiai pure tutte le sue pose sul diario, ma questa è un’altra storia.; il coach spagnolo mi dava l’impressione di non sapere perché si trovasse di lì, ma quando hanno vinto era molto contento di essere nel posto giusto al momento giusto. Mentre la sua nemesi impartiva ordini gesticolanti ai suoi uomini, il mite allenatore iberico preferiva la tattica di fissare la partita senza sbattere le palpebre e senza spiccicare parola. Forse non aveva veramente niente da dire o forse non sapeva cosa dire. Sospetto di sostituzione aliena con un clone durante la notte pre-partita.
- QUELLI CHE SI AMAVANO TROPPO: Iniesta era sempre a terra a reclamare qualche fantomatico fallo e nei paraggi c’era sempre Robben, reo di farlo boccare continuamente. Direi che avevano un’attrazione magnetica alquanto forte. Quando la Spagna ha segnato, il mio primo pensiero è stato: «Il polpo Paul c’aveva preso veramente, toh!» e ho sorriso incosciamente; poi mi sono accorta di chi fosse il gol e m’è cascata la faccia e un chiaro: «Non è possibile!» è esploso nella mia testa: luiii, Iniesta, col suo viso da bambola di porcellana e l’indole di una damigella in pericolo, alla fine s’era dato una svegliata e aveva tirato fuori la grinta, passando all’attacco per fare il gol-puttanata descritto al punto primo. Nonostante questo atto eroico, non ha resistito per molto al richiamo della sua vera natura e verso il 120’ è tornato bocconi a piagnucolare per la milionesima caduta. L’arbitro Hitman, visibilmente scassato, ha pensato bene di concludere la partita e di telare via con nonchalance nella notte, pronto anche lui a soccombere alla sua vera natura di assassino. Ovviamente, prima di andare a fare il suo vero mestiere, s’è preso anche una medaglia per la sua stoica pazienza coi bambinoni e per la sua benigna “imparzialità” (eeeh…).
- QUELLI BONI: L’Olanda era una squadra di pelatoni, mentre la Spagna di capelloni: ricordo che, durante uno dei famosi replay a rallentatore, ho visto i capelli di Puyol fare la ruota mentre cadeva. Pauroso! Nonostante ciò qualcuno si salvava: dell’Olanda un certo Van Persie, visto una sola volta di sfuggita quando ho acceso la tivvì e poi scomparso per tutto il resto della partita. Non per niente La Nazione l’ha etichettato come “inesistente” e praticamente inutile per la squadra. Povero, mi dispiace per lui.; dalla parte spagnola sono rimasta abbacinata da Navas e i suoi stupendi occhi azzurri. Parlando seriamente, non pensavo che esistesse un colore così chiaro. Appena l’ho visto, ho pensato: «Questi sono sicuramente the frank blue eyes di Dorian Gray!» (Paragonare le persone famose o comuni con altre tratte da libri, film o altro è uno dei passatempi preferiti dei miei due neuroni, sapevatelo!) Comunque mi è dispiaciuto che il gol non l’abbia fatto lui xD Mannaggia!
Tirando un bilancio finale, direi che la Spagna era messa meglio: aveva David Villa che è carino, anche se ha una faccia strana, diabolica. Mi ricordava il satanico Seth in Donnie Darko (vedete cosa intendo con “Fare paragoni fra persone”? È più forte di me!) e anche Casillas non era da buttar via. Alla fine, quando si è messo a piangere, aveva un che di tenerosHo che mi ha fatto sorridere :°) Piccolo!
- SOPRANNOMI: Spagna: Le Furie Rosse; Olanda: I Tulipani; Giappone: I Samurai; Italia: Gli Azzurri… I miei due neuroni sopraccitati hanno pensato che la Germania si dovesse chiamare I Vichinghi e la Francia I Formaggini. Non contenti hanno tirato fuori la seguente scenetta: i Samurai mangiavano Formaggini con tovaglioli Azzurri decorati con Tulipani, quando i Vichinghi glieli fregarono come Furie Rosse.
Poi ho scoperto sulla sapiente Wiki che la Francia è denominata Les Blues e la Germania Der Nationalelf. Ne deduciamo che nessuno ha la mia sconfinata fantasia nel dare soprannomi, tzk.
- DOMANDE ESISTENZIALI: In verità me le porto dietro da quando vidi a giugno le due puntate di Shosholoza su SKYUno con Marco Cattaneo (o Marco Neothecat, suo alter ego fumettoso apparso su Topolino): quanta acqua avranno sprecato per mantenere l’erba in quel bel colorito verde smeraldo? E quanti soldi buttati via per costruire gli stadi? Nel programma i Sudafricani intervistati si ritenevano contenti di ospitare i Mondiali, che fosse una grande opportunità di lavoro per tutti e di guadagno per la nazione. Io non ne ero, e non lo sono ancora, tanto convinta: dopo la costruzione degli stadi, tutti gli operai assunti sono stati giustamente congedati, che altro potrebbero fare, in fondo? Inoltre ho pensato che intendessero rifarsi delle spese sostenute con i soldi portati dai turisti in trasferta. Peccato che un sudafricano, mentre faceva vedere la prigione fatta costruire in uno stadio - non ricordo quale - a Marco Cattaneo, non fosse tanto ottimista: secondo lui, fra i tanti turisti che si calcolava sarebbero venuti per i Mondiali, la maggioranza sarebbero stati ladri, truffatori, persone coinvolte nel turismo sessuale o nella prostituzione, altre alla ricerca di droga. Da parte mia mi chiesi perplessa: «Ma quanti saranno quelli che verranno per vedere i Mondiali, quindi?».
Alla fine dei Mondiali mi sono anche domandata perché cavolo Casillas si deve ritirare, se si sposa?! ._.” Fanno tanta fatica i calciatori – e gli sportivi in generale – per diventare bravi, visto che in fondo si tratta del loro lavoro, ma quando raggiungono la piena maturità ed inizia il loro periodo d’oro, si ritirano per motivi cazzuti. Sono fatti suoi, ma spero comunque che cambi idea. Bah…
- BREVE DÉFAILLANCE PER ENNUI (o “Il rituale scaramantico”): La partita l’ho vista tutta dal secondo tempo in poi, come detto prima, però un leggero momento di palletico c’è stato, ebbene sì. Al 110’ circa ho iniziato a non poterne più: ho cominciato mordicchiandomi le unghie in falsetto (cioè, facendo finta di morderle); poi mi sono grattata la gamba ed ho tolto per sbaglio la crosticina di una vecchia puntura di zanzara: sangue copioso pressato con l’indice, emorragia evitata; sono andata in bagno per togliere il sangue dalle mani e ne ho approfittato per guardarmi male allo specchio; poi mi sono attaccata alla bottiglia dell’acqua, per scoprire schifata che era calda; quindi mi sono riappollaiata sulla tavola e gol fu.
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